bestiario

una bestiolina. ( voleva solo diventare Heather Parisi, fare la televenditrice, allevare gatti, trasferirsi a tokyo, aiutare badanti clandestine, disegnare apparecchi ortodontici per la felicità e fare la pipì almeno una volta al Gosudarstvennyj Muzej Ermitaž )

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sabato, 05 luglio 2008

così questa mattina sembrava che ogni cosa fosse
ciò che era sempre stata.
come se potessi scrivere
tutte le poesie  che mi sarebbe toccato scrivere
da qui in avanti
(Pier Maria Galli, prima che sia autoritratto)

 

Cara Pauline,

le mie mattine automatiche prevedono gambe che trovano forza da sole, mani che smorzano il condizionatore, maniglie che si aprono per cercare la porta del bagno. Le mie mattine automatiche prevedono subito scarpe e acqua ghiacciata, hanno perso il rumore dei pensieri soffusi di coralli bagnati di nebbia. Le azioni  hanno vinto anche con me, spalancato le finestre- proprio a me, che amavo dormire in quell’odore ancora chiuso di sogni e sirene addormentate con sonniferi scaduti- e cercato l’aria. Qua si muore di caldo, ma non ti ho aggiornato per nulla sul diluvio di giugno, e tutta quella strada dritta che conosci bene, con i suoi paesi dormitorio coperti di fango rosso e le capanne dei muratori coperte fin sul tetto, come triangoli nel giallo Vietnam a sporgere di mattina. Faccio un tratto di quella strada a piedi, lo faccio nell’ora più calda del giorno. Torno a casa dal lavoro facendo la strada delle biciclette, accanto ai cespugli altissimi e ai labirinti intervallati dai campi perfetti della città del vino. Provo a voltarmi per vedere se qualcuno di sospetto è dietro di me, ma ho i miei passi e la bottiglietta di acqua ghiacciata che prendo sempre al bar della ragazza albanese. La bottiglietta di acqua ghiacciata è invincibile, così ho deciso. A destra i cartelli delle fattorie didattiche, le vigne curate, le colline con le linee perfette e continue, il verde mai troppo forte, a tratti giallo delicato. Tutto delicato. Anche m. lo dice ogni mattina. Cedo le forbici con il zig zag per far biglietti alla sua mamma e lui dice quella parola lì, come automa di zucchero: dice delicato. De-li-ca-to. Tutto de-li-ca-to. Come un sogno, forse senza sapere il significato. Sembra non dormire mai, sembra sempre stanco. Sembra già con la tristezza degli adulti. Torniamo alla strada, Pauline degli aceri rossi, ci sono io, dicevo, e quel pezzo di strada di qualche km. Voglio prendere ogni pezzetto di torrida estate, passando accanto al cespuglio più grande, si vedono le prugne selvatiche sul cemento. Bolle viola sfatte cadute dagli alberelli, ferite gialle aperte per le mosche. L’odore è fortissimo. Ieri ho incontrato una ragazza, lungo la strada, marciava a passo svelto e andava in direzione opposta alla mia. Doveva avere uno di quei contapassi che sembrano piacere alle donne di mezza età. Oh, ma lei era giovanissima, ancora per poco ma giovanissima. Dopo qualche minuto l’ho vista tornare indietro e superarmi. Era una di quelle ragazze altissime con il busto magro e il culo a forma di pera.  La ragazza continuava a voltarsi e a guardare il suo sedere. Ogni tanto toccava la consistenza dei glutei, per controllare il lavoro del muscolo. Quando mi ha superato mi ha buttato lo sguardo di sfida bambina, te lo ricordi? mi ha superato e i suoi occhi hanno prodotto quel rumore soddisfatto di chi riesce a fare qualcosa. Mi è venuto da ridere e anche da aumentare il passo, nonostante i sandali taglia-tallone.
Cara Pauline, ultimamente la mia grafia prende pieghe orrende quando vado di fretta. Ieri scrivevo appunti veloci e trovavo torri nere e rondini sulle mie t, camminate di capra sulle mie s, catenelle di ruggine sulle o e le a. In realtà mi è sempre piaciuta, in condizioni normali. Pendente ma rotonda, talvolta mi è sembrata maschile e femminile. Di ginger e ponti. Ho la i diritta in cielo, chissà che vuol dire.
Cara Pauline, mi drogo di bagnoschiuma mentolati, asettici, al pompelmo. Soluzioni drenanti freddissime, vicks, acqua fredda anche in inverno per le mani e la faccia, acqua bollente nella vasca dei miei genitori. Quel genere di roba da palestra. Con i piedi sulle mattonelle azzurre, l’odore di disinfettante, il lisoform. Ti ricordi la sensazione della piscina a otto anni?. Il materiale del costume nello zainetto, con il suo odore di cloro incollato ai colori, l’agitazione dello stare svestiti in quel luogo grigio, il grande stanzone dello spogliatoio, con le bidelle ad aiutarci e il rumore degli asciugacapelli e le sedie verdine, piene di cuffie bianche con la riga blu di cotone. La porta che si apriva e i maschi che scappavano via. Le nostre spedizioni  nel loro spogliatoio. Urlare prima di aprire la porta e scappare via senza guardare. Pauline, ci è sempre piaciuta la parola linoleum. La nostra verrà ricordata come la generazione linoleum. Abbiamo sempre scritto solo per poter infilare da qualche parte la parola linoleum o cloroformio. Amare questa parola in ricordo di chissà cosa. Abbiamo sempre odiato la settimana enigmistica in bagno, nuotare nell’acqua bassa al mare, gli schizzi in acqua prima di esserci completamente immerse.
Pauline, andrai in vacanza in un posto assurdo e mi dovrai raccontare tutto. Mi dovrai raccontare della plastica al ginocchio della signora K., oh, sì, Pauline, da quel punto si vede la vera età di una donna, non avevo dubbi.
La immagino fasciata con garze aggirarsi nel suo giardino avveniristico, pieno di bolle bianche e ruscelli violetti.
(Ho letto il passato è passato, di Rutu Modan. Mi è sembrato bellissimo, disegnato con i biscotti bagnati nel latte del mattino, Israele si apre in bomboniera e salotto inglese, frustrazioni e speranze piccole. Canzoni non ascoltate e non capite, signore maialine, donne grasse e abbandonate colorate con il tabacco e il cioccolato, la carta dei pacchi per le figlie, il trucco delle energie e dei massaggi con la scossa, la chirurgia ossessiva e i cloni della donna amata dal chirurgo, foto ricordo fatte a penna bagnata nell’acqua, come sbavature, alberghi bruciati, madri misteriose, kamikaze sulla spiaggia assolata, mutande in testa ai morti inchiostrati col salmone).
Ascolto la canzone del gorilla con la sua scia di parole inutili, tutta quella filosofia umana guardata dallo scimmione che si conta i peli. Socchiudi le palpebre e lasciati cullare. Questa sera si va a nanna dopo il brodo primordiale.  Cara Pauline, verrà il tempo per tutto. Guarda come mi sveglio sicura di essere nel posto giusto e di non fare finta di niente. Come ho imparato bene. Aprono il cancelletto e sento i loro pensieri chiudersi in una busta, guarda che cosa succede a fare un lavoro così. Sono una persona diversa e non sono io, sono una persona diversa per quattro ore al giorno. Non ho bisogno di niente per quattro ore al giorno. Mi dimentico il mio nome e divento solo presente.
Cara Pauline, abbiamo sommerso le visioni di Gerard e stiamo ancora a pensare al bene e al male che ci hanno sempre fatto le nostre estati di stanchezza fisica e bicchieri d’acqua, conforto del fresco e buio portico, con la schiena appoggiata al tiro. Se guardiamo i calanchi pensiamo subito a tutti i palazzi accesi di luci gialle verso sera, le pesche fredde sbrodolate sui gomiti e qualche verso sghembo che ho infilato nell’interruttore della luce. Possiamo sempre fantasticare sui vulcani incendiati di rosa e i ritorni dalla spesa verso sera, tutta quella sfilza di vecchiette bellissime al parco con i giochi ribaltati e le fini del mondo possibili, gli astronauti con le stigmate che abbiamo progettato in qualche racconto, il modo compulsivo di attaccare immagini sul tambléeur, se guardi meglio vedi come raccolgo farfalle immaginarie e seduttive solo per me, sono attratta da sempre dagli stessi giardini con case di cartone costruite con le squadre da geometra e i quadretti colorati, paesaggi di robot sintetici e vasi pieni di luce, qualche nano da giardino o cervo in ceramica bianca, denti lucidi nei secchielli da spiaggia, luci verso sera, entomologia da strapazzo. Se guardi bene sono quasi sempre giardini nordici, si tratta di giapponesi scappati via dal loro paese, surfisti in cappello di piume da indiani in riserva posati davanti a case bianche in betulla. Da un momento all’altro mi aspetto di vedere l’uscita di lucciole assassine, un piede di una ragazza sbucato fra i cespugli, una collana rotta in testa al cerbiatto, bambine svenute davanti alla porta e  una piccola parte di un regista autoreferenziale che entra nella foto per mostrare la linea delle sue mani con i guanti. Mi attira solo l’america di provincia, lo abbiamo detto tante volte.
Cara Pauline, una nuova estate si liscia i capelli raccolti a coda. Strade e macchine, ancora. Ho rivisto alla tv Nadia Comăneci  e mi è venuto in mente il suo taglio al polso, quei capelli scuri a fantaghirò nella triste e discussa versione donna  di regime- donna di vittoria, immagine che non offusca minimamente quei nastrini saltellanti sul biondo gracile e sul suo corpo di un grillo a Montreal 1976.

Facciamo che ti lascio nastri e mappe non ancora troppo antiche per lasciare odore sbagliato,
Nadia speranza in grammi
- ma solo  nella sua incoscienza bambina di luce che spurga-
una forza a doppia erre di movimento perfetto di Sali minerali imbottigliati in forma di galeoni
scaglie di mani  vigili come salvagenti
mai troppo vicine, mai invasive, mai troppo bianche, mai troppo lontane.
Scrivimi infine di creme solari per gli occhi, di istruzioni dettagliate per il fato.
Non il tesoro del maravillas.

 

m.

Scritto da: mrka a 11:47 | link | commenti (15)


Commenti
#1    05 Luglio 2008 - 12:02
 
la canzone dello scimmione da me citata è Mr. Makake. q.b Humpty Dumpty
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#2    05 Luglio 2008 - 22:01
 
scrivimi... di istruzioni dettagliate per il fato
ne avrei bisogno anche io
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#3    06 Luglio 2008 - 10:27
 
che cos'è il "tiro"?
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#4    06 Luglio 2008 - 13:29
 
tiro ad indovinare : marika si riferisce al "tiro" del palazzo , ovvero il pulsante che apre il portone . però ho dubbi , perché ho sempre creduto che da ozzano in su non si utilizzasse questo termine (amici bolognesi prendevano in giro noi imolesi perché non avevano idea di cosa fosse il "tiro" e trovavano ridicolo che noi la considerassimo una parola tanto comune da non porci il problema che qualcuno potesse non capirla) .
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#5    06 Luglio 2008 - 18:41
 
grazie jizoo, ora non mi resta che attendere da mrka una conferma di questa tua spiegazione così precisa.
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#6    06 Luglio 2008 - 20:35
 
tequila: già.bisogna trovare l'inchiostro adatto e leggere coi tempi lunghi.
maninafutura: esatto, dice bene jizoo. pensa che nel palazzo dei mie nonni e genitori, quello in cui sono cresciuta, la parola tiro è scolpita nel metallo dell'interruttore, sotto al portico. serve proprio per aprire il portone. all'interno, nell'atrio, la voce è presente accanto alla scritta luce.
jizoo: mi risulta conosciuto in tutta bologna e provincia, e anche qua sembra esserci: http://www.ciccioweb.it/vocabolario/corso_lessico_bo.html
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#7    06 Luglio 2008 - 21:00
 
allora potrò sfottere di rimando coloro che non lo sanno , vandandomi di questa potenza provinciale espansa .

eviterò di farlo col rusco , però . oltre ad essere (credo) più locale , è pure una parola davvero brutta .
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#8    06 Luglio 2008 - 21:19
 
potrai vantare come fonte quelli di ciccioweb. mica pizza e fichi. rusco è tremendo, fortuna che non è scritto da nessuna parte.
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#9    06 Luglio 2008 - 21:45
 
e qui ti sbagli ! qualche anno fa , non ricordo se per l'ultimo gran premio di formula uno o per l'ultimo heineken jamming festival , i parcheggi approntati erano stati muniti di svariati cesti dell'immondizia che recavano il disegno cartoonoso di un sacchetto della spazzatura a cui toccava l'ingrato compito di declamare da un fumetto qualcosa come : "ciao , io sono RUSCO ! buttami qui !" . alcuni otaku fanatici lanciarono una fatwa su quella che consideravano una profanazione della sacra tecnica del chibi design , e minacciarono di minare tutti i cestini della spazzatura .
che lo abbiano fatto davvero o meno , non è dato sapere : quell'anno infatti non venne un cane (per cui presumo si trattasse della formula uno) , i parcheggi rimasero penosamente vuoti , gli imolesi neppure se ne accorsero e trovarono altro di cui lamentarsi .
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#10    06 Luglio 2008 - 22:17
 
ah ah ah. ma allora forse sono quei pazzi che avevano fatto la parodia del video di coffee & tv (scritta rusco sul bidoncino di cartone infilzato di post-it invece del cartone del latte). uff. ora è introvabile su youtube ma fortunatamente erano lontani i tempi dell'allarme spazzatura.


( qua alcune immagini compulsive di giardini citate nel post: http://bestiario.tumblr.com/page/11)
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#11    07 Luglio 2008 - 08:35
 
mi sono immedesimato nella ragazzona alta dal culo a pera che cammina svelta pasandosi la mano sui glutei per saggiarne il lavorio e ho sudato così tanto che adesso ho bisogno di un integratore di magnesio e potassio e di un bagno nell'artico. Dall'entroterra della Groenlandia immagino che continuerei a vedere Bologna e la savana che la cinge, con il cespuglio di prugne selvatiche che s'infoca delle mie fantasie bibliche. Ti cedo i diritti sul lisoformio, so che il linoleum ne trarrà vantaggio.
Una volta ho letto di un villaggio cinese che corrisponde al punto più distante in assoluto, nord sud ovest est, da mari e oceani. Gli abitanti del villaggio lo ignorano, ma io sospetto che quello sia il centro del campo di forze e correnti che spingono i continenti alla deriva. Anche tu agisci come il luogo-non luogo che genera derive emotive: si può decidere di abbandonarsi al flusso magnetico delle tue parole, ma dopo poche righe ci ritroverà sperduti dentro di sé, a contemplare i propri ricordi smagriti e gli spettri di vicende trascorse senza cicatrici; oppure si può scegliere di aggrapparsi a te, e l'impressione sarà quella di roteare sulla capocchia di una vite senza fine, piantata per metà dentro di te, guardando alle spirali di invenzioni e verità che fanno delle tue lettere la confessione più sincera di ciò che marika è e sarà sempre e di ciò che marika non è mai stata né sarà mai.
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#12    07 Luglio 2008 - 11:03
 
comunque il post è molto bello.
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#13    11 Luglio 2008 - 15:04
 
che meraviglia quando ti leggo :)
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#14    13 Luglio 2008 - 19:43
 
In effetti il linoleum è una gran bella scusa per spargere inchiostro. mai come le prugne sul cemento o i campi (im)perfetti della città del vino. da molto che manco, ma dimmi, è sempre Bologna la città che ti ispira?...comunque sempre un piacere da queste parti (ale).
utente anonimo

#15    15 Luglio 2008 - 14:53
 
clim, ma sai che oggi sono nuovamente passata da quella strada e mi sono accorta che la siepe di prugne in realtà è una siepe di rusticani?
grazie conigli, grazie manina! :)
metro: sì, sì, sempre bologna. anche se in questo caso parlo di un posticino in provincia
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